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martedì 15 giugno 2010

NOTIZIE UTILI


DOVE E COME DORMIRE

Lungo il cammino sono distribuiti numerosissimi luoghi nei quali poter dormire. Normalmente si utilizzano gli albergue, da non tradurre in italiano con il termine “albergo” ma piuttosto con “ostello” o “rifugio”. Sono anche chiamati refugios, hospitales. Al centro di accoglienza di St.Jean Pied de Port ne viene fornito un elenco abbastanza aggiornato.
L’albergue è di dimensioni variabili, da dieci a un centinaio di posti, generalmente in letti a castello. Il letto è fornito di materasso, spesso ma non sempre di cuscino, quasi mai di lenzuola (quindi obbligatorio sacco a pelo o sacco/lenzuolo). Si trovano i servizi igienici e le docce: l’acqua dovrebbe essere calda, ma a volte dipende da quanti pellegrini hanno fatto la doccia prima di noi e da quanta acqua hanno utilizzato. Si trova un posto per lavare ed asciugare la biancheria, un locale ad uso cucina ed una stanza refettorio.
Alcuni sono sempre aperti, ma spesso l’apertura avviene nel pomeriggio. Si è accolti da un hospitalero che appone il sello (timbro) sulla credencial (vedi sotto), trascrive le generalità del pellegrino sui registri dell’albergue e assegna il posto letto o comunque indica le regole per l ’utilizzo dell ’albergue. Generalmente le procedure di accoglienza sono rapide: in alcuni casi l’accoglienza è più curata: mi è capitato di fare oltre un’ora di fila prima di entrare. In alcuni albergue il pellegrino diventa membro di una comunità e viene coinvolto nelle attività e nei suoi riti: per chi apprezza sono le esperienze più intense del cammino.
La gestione degli albergue è di solito a carico di volontari: può essere il parroco, frati o suore di conventi, volontari appartenenti a confraternite o associazioni spagnole di sostegno al cammino; in alcuni casi sono stranieri (inglesi a Ponferrada e Rabanal, olandesi ad Hospital de Orbigo, italiani della Confraternita Jacobea di Perugia a Puente Fitero).
Salvo casi eccezionali l’alloggio è consentito per una sola notte.
Negli albergue gestiti dalle Associazioni e in quelli comunali viene di solito data la precedenza di ospitalità ai pellegrini che marciano a piedi rispetto a quelli in bicicletta

Gli albergues possono essere classificati in due fondamentali categorie:
A) STRUTTURE "PUBBLICHE"
E ’ improprio chiamarle "pubbliche" ma intendo riferirmi a strutture gestite per dare accoglienza, non per crfeare reddito. Appartengono a questa categoria gli albergues:
- comunali
- facenti capo a strutture religiose (conventi, parrocchie)
- di proprietà o comunque gestiti da Associazioni di amici del cammino, spagnole o straniere
Negli ultimi anni si sono notevolmente ridotte le strutture del tutto gratuite o per le quali viene richiesta una semplice libera offerta.
Le pochi sono rimasti quelli a libera offerta.
Le tariffe oscillano generalmente fra i 4 e i 10 €
B) STRUTTURE PRIVATE
Quest ’ultima categoria è in netta espansone negli ultimi anni e segue costantemente la crescente rapida richiesta di posti letto da parte dei pellegrini. Sono strutture spesso a conduzione familiare, gestite per fornire un secondo reddito rispetto alla princoipale attività.
Le tariffe scillano fra i 7 e i 12 €. Spesso sono disponibili, dietro corresponsione di un supplemento tariffario, servizi di livello superiore: camere singole o doppie, lenzuola, ecc. Spesso si può cenare e fare solazione, a prezzi di solito modici. Il livello di servizio è talvolta, ma non sempre, migliore rispetto alle strutture "pubbliche". In questo tipo di strutture si riceve di solito una accoglienza corretta e sollecita: non ci si deve attendere però il calore e la cura riscontrabile in molte strtture "pubbliche", nelll quali operano volontari appassionati del cammino.

Si può trovare alloggio, chiedendo nei paesi, anche presso:
case private – alcune famiglie ospitano in casa loro pellegrini a titolo privato: le tariffe sono ancora più elevate
hostal – sono alberghi veri e propri, ma a prezzo modico

Ho preparato un elenco degli albergue del cammino: sto cercando di aggiornare in continuazione le informazioni grazie anche al contributo di altri pellegrini e da alcuni siti web che ho ritenuto sufficientemente affidabili. Naturalmente non è garantita la completa esattezza dei dati: la situazione degli albergue presenta variazioni stagionali ed è in continua evoluzione.
Clicca qui per ottenere l ’elenco degli albergue:

COMPORTAMENTO NEGLI ALBERGUE

Quelle che seguono sono alcune mie personali opinioni e consigli: nessuno si offenda.
Gli albergue non sono strutture turistiche nate per scopi commerciali. Entrandovi, il pellegrino diventa "ospite", non "cliente". Ne consegue che si devono tenere comportamenti conseguenti:
- usare il verbo "chiedere" piuttosto che "pretendere"
- rispettare le strutture offerte, e se possibile, lasciarle in condizioni migliori di quelle che si è trovato
- non lasciare tracce del proprio passaggio
- se qualcuno prima di noi ha lasciato sporcizia e disordine è bello pulire e mettere ordine, senza farlo pesare a nessuno
- lasciare sempre un donativo, magari piccolo se non si hanno molti soldi
- rispettiamo gli orari indicati, che sono legati al riposo da assicurare a tutti
- se prevediamo di alzarci molto presto prepariamo lo zaino la sera prima e, al risveglio, prepariamoci in un ambiente dove non si dia disturbo a chi dorme ancora
- accogliere sempre con cordialità chi viene dopo di noi, così come vorremmo essere trattati noi
- tenere pulito il proprio corpo e i propri indumenti, per rispetto verso se stessi e verso chi ci sta vicino
- evitare di spargere le proprie cose occupando più spazio di quanto occorra
- se si vedono comportamenti che riteniamo sbagliati facciamolo notare cortesemente: sbuffare e tenersi dentro il mugugno non fa bene a nessuno
- l ’acqua calda fa piacere a tutti: e allora quando la troviamo cerchiamo di non sprecarla e di lasciarne agli altri
- se si hanno informazioni importanti diamone notizia nella bacheca dell ’albergue
e infine ....
- molti alberghi non garantiscono molta privacy: ci si trova spesso in condizioni di promiscuità; comportiamoci quindi con discrezione, evitando di guardare gli altri con insistenza e di esibirci inutilmente.

DOVE E COME MANGIARE

In quasi tutti gli albergue c ’è possibilità di cucinarsi qualcosa da mangiare; in alcuni viene servita la colazione dietro pagamento di un’offerta.
In tutti i paesi sede di albergue esistono locali in cui cenare, con menu detti del peregrino o del dia: sono menu a prezzo fisso. Ne ho trovati a prezzi oscillanti dai 6 ai 10 euro e offrono: primo, secondo, pane, bottiglia di vino o bibita, dolce o frutta. La quantità e la qualità sono generalmente buone.
La cucina offerta è abbastanza simile a quella italiana. Alcuni primi ad esempio: spaghetti al pomodoro, paella, minestra di fagioli, fagioli verdi saltati con pancetta, zuppa di verdure, insalata verde con pomodori e tonno o formaggio. Tra i secondi: pollo arrosto, fette di maiale o manzo alla piastra, peperoni ripieni, trota al forno, salmone alla piastra, spezzatino di carne. Contorni di patate, fagioli verdi, insalata. Dessert di yogurt, gelato, riso con latte, budino, frutta. Ottimo il vino, introvabile l’acqua gassata.
I pellegrini si mettono in viaggio molto presto (dalle 5 alle 7). A quell’ora è quasi impossibile trovare bar aperti per fare colazione: si fa fatica anche nelle grandi città. I bar aprono tardi (9 – 10), i negozi di alimentari pure. Quindi è buona norma attrezzarsi e prepararsi la colazione nella cucina dell’albergue, o mettere in conto di fare spesso colazione a mattinata inoltrata.
Per il pranzo di mezzogiorno in genere si provvede con un panino e frutta acquistati e consumati lungo la via (non si spende molto). Tutti i bar sono comunque attrezzati per servire qualcosa da mangiare.
Ogni paese è dotato di almeno una fontana: in genere l’acqua è buona e molto fresca, tranne in alcuni tratti della parte centrale (mesetas)

CONSIGLI PER L ’ALIMENTAZIONE

Un medico mio amico ed esperto di medicina sportiva mi ha dato i seguenti consigli, che seguo (abbastanza) fedelmente:

colazione: assumere carboidrati e zuccheri con poco saccarosio e molto fruttosio - caffelatte con biscotti, meglio ancora con fette biscottate, marmellata, miele, eventualmente frutta
a metà giornata: carboidrati (pane, crackers, fette biscottate) e frutta (no zuccheri o cioccolata)
alla sera: prevalentemente proteine - carne rossa o bianca, pesce, formaggi, verdura, pane, vino frutta
bere molto, prima ancora di sudare ed avere quindi sete, soprattutto con temperature ambientali elevate; in caso di forte sudorazione mangiare molta frutta e/o assumere integratori salini
SOLDI

E infine parliamo di soldi. Quanto occorre per mantenersi durante il cammino. Facciamo un po ’ i conti.
A) il viaggio - i costi del viaggo sono difficilmente valutabili perché troppo dipendenti dal mezzo scelto (auto, treno, aereo)
B) mangiare - ipotizzando che si faccia colazione al bar al mattino, la sera si ceni presso le trattorie e di giorno ci si aggiusti mangiano qualcosa comprato per strada, si può fare questa ipotesi di costi:


DOVE E COME DORMIRE

Lungo il cammino sono distribuiti numerosissimi luoghi nei quali poter dormire. Normalmente si utilizzano gli albergue, da non tradurre in italiano con il termine “albergo” ma piuttosto con “ostello” o “rifugio”. Sono anche chiamati refugios, hospitales. Al centro di accoglienza di St.Jean Pied de Port ne viene fornito un elenco abbastanza aggiornato.
L’albergue è di dimensioni variabili, da dieci a un centinaio di posti, generalmente in letti a castello. Il letto è fornito di materasso, spesso ma non sempre di cuscino, quasi mai di lenzuola (quindi obbligatorio sacco a pelo o sacco/lenzuolo). Si trovano i servizi igienici e le docce: l’acqua dovrebbe essere calda, ma a volte dipende da quanti pellegrini hanno fatto la doccia prima di noi e da quanta acqua hanno utilizzato. Si trova un posto per lavare ed asciugare la biancheria, un locale ad uso cucina ed una stanza refettorio.
Alcuni sono sempre aperti, ma spesso l’apertura avviene nel pomeriggio. Si è accolti da un hospitalero che appone il sello (timbro) sulla credencial (vedi sotto), trascrive le generalità del pellegrino sui registri dell’albergue e assegna il posto letto o comunque indica le regole per l ’utilizzo dell ’albergue. Generalmente le procedure di accoglienza sono rapide: in alcuni casi l’accoglienza è più curata: mi è capitato di fare oltre un’ora di fila prima di entrare. In alcuni albergue il pellegrino diventa membro di una comunità e viene coinvolto nelle attività e nei suoi riti: per chi apprezza sono le esperienze più intense del cammino.
La gestione degli albergue è di solito a carico di volontari: può essere il parroco, frati o suore di conventi, volontari appartenenti a confraternite o associazioni spagnole di sostegno al cammino; in alcuni casi sono stranieri (inglesi a Ponferrada e Rabanal, olandesi ad Hospital de Orbigo, italiani della Confraternita Jacobea di Perugia a Puente Fitero).
Salvo casi eccezionali l’alloggio è consentito per una sola notte.
Negli albergue gestiti dalle Associazioni e in quelli comunali viene di solito data la precedenza di ospitalità ai pellegrini che marciano a piedi rispetto a quelli in bicicletta

Gli albergues possono essere classificati in due fondamentali categorie:
A) STRUTTURE "PUBBLICHE"
E ’ improprio chiamarle "pubbliche" ma intendo riferirmi a strutture gestite per dare accoglienza, non per crfeare reddito. Appartengono a questa categoria gli albergues:
- comunali
- facenti capo a strutture religiose (conventi, parrocchie)
- di proprietà o comunque gestiti da Associazioni di amici del cammino, spagnole o straniere
Negli ultimi anni si sono notevolmente ridotte le strutture del tutto gratuite o per le quali viene richiesta una semplice libera offerta.
Le pochi sono rimasti quelli a libera offerta.
Le tariffe oscillano generalmente fra i 4 e i 10 €
B) STRUTTURE PRIVATE
Quest ’ultima categoria è in netta espansone negli ultimi anni e segue costantemente la crescente rapida richiesta di posti letto da parte dei pellegrini. Sono strutture spesso a conduzione familiare, gestite per fornire un secondo reddito rispetto alla princoipale attività.
Le tariffe scillano fra i 7 e i 12 €. Spesso sono disponibili, dietro corresponsione di un supplemento tariffario, servizi di livello superiore: camere singole o doppie, lenzuola, ecc. Spesso si può cenare e fare solazione, a prezzi di solito modici. Il livello di servizio è talvolta, ma non sempre, migliore rispetto alle strutture "pubbliche". In questo tipo di strutture si riceve di solito una accoglienza corretta e sollecita: non ci si deve attendere però il calore e la cura riscontrabile in molte strtture "pubbliche", nelll quali operano volontari appassionati del cammino.

Si può trovare alloggio, chiedendo nei paesi, anche presso:
case private – alcune famiglie ospitano in casa loro pellegrini a titolo privato: le tariffe sono ancora più elevate
hostal – sono alberghi veri e propri, ma a prezzo modico

Ho preparato un elenco degli albergue del cammino: sto cercando di aggiornare in continuazione le informazioni grazie anche al contributo di altri pellegrini e da alcuni siti web che ho ritenuto sufficientemente affidabili. Naturalmente non è garantita la completa esattezza dei dati: la situazione degli albergue presenta variazioni stagionali ed è in continua evoluzione.
Clicca qui per ottenere l ’elenco degli albergue:

COMPORTAMENTO NEGLI ALBERGUE

Quelle che seguono sono alcune mie personali opinioni e consigli: nessuno si offenda.
Gli albergue non sono strutture turistiche nate per scopi commerciali. Entrandovi, il pellegrino diventa "ospite", non "cliente". Ne consegue che si devono tenere comportamenti conseguenti:
- usare il verbo "chiedere" piuttosto che "pretendere"
- rispettare le strutture offerte, e se possibile, lasciarle in condizioni migliori di quelle che si è trovato
- non lasciare tracce del proprio passaggio
- se qualcuno prima di noi ha lasciato sporcizia e disordine è bello pulire e mettere ordine, senza farlo pesare a nessuno
- lasciare sempre un donativo, magari piccolo se non si hanno molti soldi
- rispettiamo gli orari indicati, che sono legati al riposo da assicurare a tutti
- se prevediamo di alzarci molto presto prepariamo lo zaino la sera prima e, al risveglio, prepariamoci in un ambiente dove non si dia disturbo a chi dorme ancora
- accogliere sempre con cordialità chi viene dopo di noi, così come vorremmo essere trattati noi
- tenere pulito il proprio corpo e i propri indumenti, per rispetto verso se stessi e verso chi ci sta vicino
- evitare di spargere le proprie cose occupando più spazio di quanto occorra
- se si vedono comportamenti che riteniamo sbagliati facciamolo notare cortesemente: sbuffare e tenersi dentro il mugugno non fa bene a nessuno
- l ’acqua calda fa piacere a tutti: e allora quando la troviamo cerchiamo di non sprecarla e di lasciarne agli altri
- se si hanno informazioni importanti diamone notizia nella bacheca dell ’albergue
e infine ....
- molti alberghi non garantiscono molta privacy: ci si trova spesso in condizioni di promiscuità; comportiamoci quindi con discrezione, evitando di guardare gli altri con insistenza e di esibirci inutilmente.

DOVE E COME MANGIARE

In quasi tutti gli albergue c ’è possibilità di cucinarsi qualcosa da mangiare; in alcuni viene servita la colazione dietro pagamento di un’offerta.
In tutti i paesi sede di albergue esistono locali in cui cenare, con menu detti del peregrino o del dia: sono menu a prezzo fisso. Ne ho trovati a prezzi oscillanti dai 6 ai 10 euro e offrono: primo, secondo, pane, bottiglia di vino o bibita, dolce o frutta. La quantità e la qualità sono generalmente buone.
La cucina offerta è abbastanza simile a quella italiana. Alcuni primi ad esempio: spaghetti al pomodoro, paella, minestra di fagioli, fagioli verdi saltati con pancetta, zuppa di verdure, insalata verde con pomodori e tonno o formaggio. Tra i secondi: pollo arrosto, fette di maiale o manzo alla piastra, peperoni ripieni, trota al forno, salmone alla piastra, spezzatino di carne. Contorni di patate, fagioli verdi, insalata. Dessert di yogurt, gelato, riso con latte, budino, frutta. Ottimo il vino, introvabile l’acqua gassata.
I pellegrini si mettono in viaggio molto presto (dalle 5 alle 7). A quell’ora è quasi impossibile trovare bar aperti per fare colazione: si fa fatica anche nelle grandi città. I bar aprono tardi (9 – 10), i negozi di alimentari pure. Quindi è buona norma attrezzarsi e prepararsi la colazione nella cucina dell’albergue, o mettere in conto di fare spesso colazione a mattinata inoltrata.
Per il pranzo di mezzogiorno in genere si provvede con un panino e frutta acquistati e consumati lungo la via (non si spende molto). Tutti i bar sono comunque attrezzati per servire qualcosa da mangiare.
Ogni paese è dotato di almeno una fontana: in genere l’acqua è buona e molto fresca, tranne in alcuni tratti della parte centrale (mesetas)

CONSIGLI PER L ’ALIMENTAZIONE

Un medico mio amico ed esperto di medicina sportiva mi ha dato i seguenti consigli, che seguo (abbastanza) fedelmente:

colazione: assumere carboidrati e zuccheri con poco saccarosio e molto fruttosio - caffelatte con biscotti, meglio ancora con fette biscottate, marmellata, miele, eventualmente frutta
a metà giornata: carboidrati (pane, crackers, fette biscottate) e frutta (no zuccheri o cioccolata)
alla sera: prevalentemente proteine - carne rossa o bianca, pesce, formaggi, verdura, pane, vino frutta
bere molto, prima ancora di sudare ed avere quindi sete, soprattutto con temperature ambientali elevate; in caso di forte sudorazione mangiare molta frutta e/o assumere integratori salini
SOLDI

E infine parliamo di soldi. Quanto occorre per mantenersi durante il cammino. Facciamo un po ’ i conti.
A) il viaggio - i costi del viaggo sono difficilmente valutabili perché troppo dipendenti dal mezzo scelto (auto, treno, aereo)
B) mangiare - ipotizzando che si faccia colazione al bar al mattino, la sera si ceni presso le trattorie e di giorno ci si aggiusti mangiano qualcosa comprato per strada, si può fare questa ipotesi di costi:


Colazione giorni 17 euro 3 spesa 51

cibi e bevande acquistate per strada giorni 17 euro 8 spesa 156

cena giorni 17 euro 9 spesa 161

TOTALE 268

dormire - ipotizziamo di fare un ’offerta di 3 euro per ogni albergue in cui si dorme. Non è obbligatorio, quindi quella indicata è una spesa comprimibile. Ipotizziamo anche di passare tre notti in camera privata o in un hostal:

soggiorno in albergue giorni 17 euro 8 156


TOTALE 424

mercoledì 26 maggio 2010

MENU' DEL PELLEGRINO

Uno dei grandi tormentoni del Cammino è senz'altro il famigerato menù del pellegrino. Va bene che potete mangiare con 7,00 o 8,00 euro ma vi giuro che dopo un paio di giorni vi verrà la nausea....facendo scorpacciate di:
PRIMERO PLATO
Macarrones (aiuto mamma.... la pasta è meglio che la mangiamo a casa)
Ensalada mixta
Sopa de lantijes
Sopa (a seconda della zona in cui vi trovate)... castigliana, gallega, leonesa, ecc... che praticamente è sempre più o meno pastina in brodo!
SECUNDO PLATO
Lomo a la plancha (ma quanti cavolo di maiali hanno in Spagna????)
Chuleta de ternera
Merluza a la plancha (anche qua che c'entra il merluzzo quando sei in montagna??)
Polpette (aiuto...)
Papas (immancabili patatose dappertutto)
POSTRE
Yogur (t) !!!
Natilla
Flan (non ho ancora capito la differenza tra natilla e flan!)
Helado
Arroz con leche
Credetemi... dovunque andrete questo menù vi perseguiterà. Consiglio vivissimo di offrirvi, almeno la domenica, un menù NON del pellegrino...il che è più facile a dirsi che a farsi... siccome nei paesi del cammino praticamente tutti i ristoranti offrono il menù del pellegrino. Voi, come entrare nel ristorante, siente subito identificati come pellegrini, sicchè l'oste di turno non accenna neanche ad offrirvi altro che non sia il famigerato menù. Insistete un bel po' e fatevi portare il menù "a la carta".
Pagherete qualcosina di più (non molto) e il vostro apparato digerente vi ringrazierà per non aver ingerito il solito "lomo a la plancha".
Per il resto che dire, dopotutto in Spagna si mangia abbastanza bene e anche con il menù del pellegrino si sopravvive.
Un consiglio gastronomicco: se volete davvero farvi male con il cibo, da Astorga in poi il piatto tipico è il "Cocido Maragato", un mega bollitone con tutti i tipi di carni possibili ed immaginabili, contornato da verze, patate, ceci, ecc.... una botta di vita nel mezzo del cammino! Consigliate Alka Selzer in abbondanza!... ma ne vale la pena

Cammino di Santiago: consigli utili




Ci sono diversi modi di percorrere il Cammino di Santiago: a piedi, in bicicletta, a cavallo… e tutti vi permetteranno di scoprire la ricchezza culturale e naturale della Spagna. Scegliete l’alternativa che preferite e vivete questa esperienza nel modo che più vi piace. Di seguito troverete alcune informazioni per rendere più comodo il vostro viaggio.
Se andate a piedi…
- Lo zaino è fondamentale. È sufficiente che sia di tipo anatomico e che abbia una capacità di 40 litri. È conveniente portarlo agganciato anche in vita per sostenere meglio il peso. Dovrà poi avere anche scomparti esterni per non dover disfarlo ogni volta che cercate qualcosa.
- Per quanto riguarda il peso il motto è “quanto meno tanto meglio”. Lo zaino non deve pesare più di 7 chili o più del 10% del vostro peso corporeo. Pensate che sono molti i passi e i chilometri fino a Santiago, e dovrete portarlo sulle spalle. Non cedete alla tentazione di fare scorte, perché lungo il cammino troverete supermercati, farmacie e negozi di ogni tipo dove poter comprare tutto quello che serve.
- Il sacco a pelo, il mantello impermeabile per la pioggia e un materassino sono imprescindibili. Così come i documenti (carta di identità, passaporto o qualsiasi altro documento di identificazione, e la tessera sanitaria) e un kit di pronto soccorso. Non dimenticate di portare una bottiglia d'acqua o la borraccia, e nel necessaire mettete anche un'asciugamani, sapone per lavare gli indumenti e delle pinze.
- Le scarpe sono un elemento fondamentale. Utilizzate scarponi da montagna resistenti all’acqua, che si adattino bene al piede (conviene acquistarli con mezzo numero in più rispetto a quello abituale) e, se possibile, usati in modo che il piede vi sia già abituato. Se sono nuovi cercate di camminarci in casa prima di mettervi in marcia.
- Indossate calzini di cotone, sempre asciutti e infilati bene, in modo da evitare sfregamenti e vesciche. Un rimedio efficace per prevenire questi inconvenienti è applicare vasellina sui piedi. Portate anche delle ciabatte per la doccia e per far riposare i piedi alla fine di ogni tappa.
Se andate in bicicletta…
- Dovete sapere che esistono tratti e tappe con varianti per coloro che percorrono il Cammino in bicicletta. Alcune procedono su strada. Di solito sono indicate bene, ma ne troverete la descrizione anche su guide specifiche.
- Se potete scegliere, utilizzate una mountain bike. Prima di mettervi in marcia, conviene che vi alleniate perché è diverso pedalare con il peso dei bagagli sulla bicicletta.
- Non dimenticate di mettere a punto il vostro mezzo, controllando in particolar modo i freni, il cambio e le ruote. Nel vostro bagaglio non possono poi mancare il casco, gli indumenti da ciclista, l’impermeabile, i guanti e le scarpe adatte. E ricordate anche di portare l’occorrente per riparare una camera d’aria o altri possibili guasti minori.
- Se dormite in ostelli per pellegrini, scegliete quelli con maggior capacità ricettiva, perché verso le otto di sera i pellegrini che vanno a piedi hanno la precedenza sugli alloggi.
- Se ne avrete bisogno, a Santiago de Compostela, presso l’Ufficio del Pellegrino (rúa do Vilar), potrete usufruire di un servizio di deposito per zaini e biciclette.
Se andate a cavallo…
- Il Cammino a cavallo richiede una maggiore preparazione. Oltre ad allenare l’animale a camminare portando pesi, è necessario farlo visitare dal veterinario, vaccinarlo e stipulare una polizza assicurativa.
- Conviene prenotare in anticipo i posti in cui il cavallo dovrà pernottare e preparare i sacchi di mangime che consumerà nel corso del viaggio.
- Per entrare a Santiago de Compostela a cavallo bisogna avvisare vari giorni prima la Polizia Locale (telefono 092), che vi indicherà l’orario e il percorso da rispettare. Inoltre vi rilasceranno un permesso per entrare fin nella piazza dell’Obradoiro, che vi consentirà di fermarvi brevemente davanti alla Cattedrale.
Strutture di alloggio lungo il Cammino
Nel corso dell’itinerario troverete diversi tipi di alloggio da scegliere a seconda delle vostre preferenze e necessità: ostelli per pellegrini, agriturismi, hotel, Parador de Turismo, pensioni, campeggi, e così via.
• Ostelli per pellegrini
- Ci sono ostelli pubblici che sono gratuiti e altri in cui si paga un piccolo contributo per le spese di pulizia e manutenzione. Troverete anche pensioni private, ma costano un po’ di più. Normalmente le strutture pubbliche si riempiono prima.
- Quando c’è molta gente, nei mesi estivi e durante l’anno giubilare, se tutte le strutture sono al completo talvolta si abilitano altri spazi come centri sportivi, chiese, ecc. perché i pellegrini possano trascorrervi la notte.
- Gli ostelli non si possono prenotare e i posti si vanno occupando a mano a mano che giungono i pellegrini. Quelli che viaggiano a piedi hanno la precedenza, seguiti da coloro che vanno a cavallo e per ultimi i ciclisti.
- Negli ostelli si può restare solo una notte, tranne in caso di malattia. Di solito aprono a mezzogiorno e di sera, a partire dalle 21.00 o dalle 22.00, si fa silenzio, evitando ogni rumore che possa disturbare il riposo altrui. Di mattina bisogna partire prima delle 8 o delle 9, perché si possano predisporre i letti per i nuovi pellegrini che arriveranno alla fine della giornata. Alcuni includono anche la prima colazione.
• Altri alloggi
- Durante il vostro viaggio troverete diverse alternative nelle località che attraverserete. Potrete scegliere il tratto familiare degli agriturismi o il fascino di edifici monumentali restaurati, come nel caso del Parador di León o di Santiago de Compostela.
- Sarà sicuramente la soluzione migliore quando avrete voglia di fermarvi qualche giorno per conoscere meglio un posto che vi è piaciuto particolarmente, o per assistere a una festa o un evento, o semplicemente per fare una pausa durante il vostro viaggio.
- È consigliabile in ogni caso scegliere alternative diverse dagli ostelli dei pellegrini se viaggiate con un’automobile di supporto o con un gruppo grande di persone.
Inoltre è bene sapere…
• Tappe
- Le tappe stabilite generalmente coprono distanze giornaliere di 20-30 chilometri a piedi e 60-70 chilometri in bicicletta. Tuttavia ognuno può pianificare il proprio percorso in funzione dell’età, del ritmo e delle condizioni fisiche, programmando tappe più o meno lunghe a seconda delle proprie esigenze.
• Segnalazione
- Seguite sempre le frecce gialle. Fate attenzione perché le troverete in molti posti: sui muri, per terra, sugli alberi, le pietre, i pali, ecc. Se vi perdete o avete un dubbio dovete solo chiedere e le persone saranno ben contente di indicarvi la strada.
• Alimentazione
- Si consiglia di cominciare la giornata con una colazione sostanziosa. Le caramelle, i dolci e la frutta secca vi aiuteranno a rifornirvi di energia nel corso della tappa. Cercate di bere molta acqua durante il percorso, senza aspettare di sentire lo stimolo della sete. Lungo la strada troverete numerose fontane dove riempire la bottiglia o la borraccia.
- Per i pasti avrete a disposizione ristoranti, caffetterie e bar di tutti i tipi dove, oltre a ricaricarvi, potrete assaggiare la gastronomia tipica di ogni posto. Alcuni stabilimenti offrono anche un “menù del pellegrino” a buon prezzo.
• Abbigliamento
- L’abbigliamento deve essere il più adatto alla stagione in cui viaggiate. I mesi compresi tra la primavera e l’autunno sono molto indicati per intraprendere il cammino, tenete presente però che a luglio e agosto può fare molto caldo e c’è molta più gente.
- Cercate di indossare sempre indumenti comodi e traspiranti. Portate un maglione o qualcosa che vi scaldi per la sera, un cappello per proteggervi dal sole e crema protettiva.
• Credenziali
- Le credenziali vi serviranno per usufruire del servizio degli ostelli dei pellegrini. Potrete ottenerle nell'ostello da dove comincerete il percorso, o potrete richiederle prima rivolgendovi alle associazioni degli Amici del Cammino.
- Le credenziali sono diverse dalla “Compostela”: questa viene concessa a coloro che intraprendono il pellegrinaggio per motivi religiosi o spirituali e che hanno percorso almeno gli ultimi 100 chilometri a Santiago principalmente a piedi o a cavallo, e gli ultimi 200 chilometri in bicicletta.

giovedì 6 maggio 2010

La Porta (Santa) del Perdono a Santiago de Compostela, il mistero di un percorso iniziatico

In Europa esiste una località che colpisce particolarmente. Santiago de Compostela, e non solo per essere, insieme a Roma e Gerusalemme, una delle città pellegrine più importanti della Cristianità o per il suo animus tradizionalmente celtico, essendo la capitale della Comunità Autonoma di Galizia, regione, appunto, di forti e viventi, nella musica e nella simbologia, radici celtiche, ma per ciò che il nostro cuore, come spesso accade nei nostri approfondimenti, ha scorto di più profondo, di nascosto, alla continua ricerca di quell’intima essenza che ogni manifestazione del divino ha nell’esistenza umana. Facciamo esplicito riferimento alla nota Cattedrale, al significato esoterico del pellegrinaggio che conduce ad essa e, in particolare, ad una parte della suddetta Cattedrale che ci ha folgorati, ci ha illuminati a prima vista, rivelandoci subito la sua immensa valenza simbolico-tradizionale, la Porta Santa o del Perdono, tappa fondamentale di un percorso iniziatico, la cui trattazione costituisce il significato primo del presente scritto.
E’ importante rammentare come, seconda la tradizione, nel 813 d.C. l’eremita Paio intravide delle strane luci a forma di stella sul monte di Libredòn (Campus Stellae, da cui proviene il nome di Compostela), un’altura con vestigia di antiche fortificazioni celtiche, ove fu scoperto un monumento funerario, in cui vi era un corpo con la testa mozzata ed una scritta che recitava:”Qui giace Iacobus, figlio di Zebedeo e Salomè”; vi erano altri due corpi che appartenevano ai suoi discepoli Teodoro e Attanasio. L’Apostolo, dopo aver predicato in Spagna, ritornò in Palestina, dove venne torturato e decapitato dagli ebrei nell’anno 44. In seguito, i suoi discepoli trasportarono il corpo in Galizia, con un carro trainato da tori, fino al luogo dove oggi sorge la città; a tal punto, crediamo sia d’obbligo segnalare l’evidente corrispondenza simbolica che intercorre tra il corpo del santo trasportato dai tori e il significato esoterico che è riferito sia alla nota iconografia mithraica, che vede la divinità dominare ed uccidere un animale taurino, sia all’immagine che rappresenta il Cristo sopra un asino nella sua entrata a Gerusalemme. Se la prima analogia, quella riguardante il culto di Mithra, fa chiaramente riferimento all’uccisione, alla sconfitta delle passioni e delle debolezze dell’interiorità, rappresentando il toro, ma anche l’asino, gli elementi tamas e rajas del microcosmo, la seconda, quella cristica, è ancor più relazionata alle vicende di Santiago, rappresentando intimamente la vittoria sulla morte del corpo e dell’anima, con l’apertura di quella “porta” che conduce alla Civitas Dei, di agostiniana memoria, ritrovandola, quindi, sia in cielo che in terra, sia come riferimento archetipo, sia come vero e proprio omphalos, cioè centro di influssi spirituali, ove agisce ciò che il Taoismo chiama l’Attività del Cielo.
Si rammenti, inoltre, come, in uno splendido approfondimento di A. K. Coomaraswamy – Sir Gawain e il Cavaliere Verde: Indra e Namuci – venga spiegato con chiarezza e semplicità il significato iniziatico della decapitazione, intesa come cambiamento ontologico, di status spirituale, con l’acquisizione di un corpo nuovo, abbandonando, come ci ricorda San Paolo, il “corpo di morte”:”…la decapitazione è un disincanto della vittima, una liberazione del Sole dalle tenebre che lo oscuravano e ne provocavano l’eclissi. Ma la morte sacrificale è anche un fare molti dall’Uno, e in questo senso lo smembramento è un fine desiderato dalla vittima stessa; esso è la liberazione di tutti i principi imprigionati, di Tutto Questo (universo) contenuto in Quell’Uno”; tale liberazione è il dispiegarsi di influenze celesti, che similmente alle gocce di sangue del Redentore crocifisso che si trasformano in rose, si ritroveranno a Compostela, nella sua Cattedrale, nella ricostruzione del Tempio di Dio.
La città, infatti, è sorta intorno alla tomba dell’Apostolo e per onorare il suo sepolcro sono stati costruiti ben tre santuari: il primo venne costruito nel IX dal vescovo Sisnando, su richiesta del re Alfonso II; il secondo, nel X secolo, ebbe un aspetto più maestoso, anche grazie ai materiali di prima qualità utilizzati. Maestri come Bernardo el Viejo, Roberto, Esteban, Bernardo il Giovane, Matteo, parteciparono alla costruzione del terzo santuario, la Cattedrale, considerata come il monumento più bello eretto in Spagna nel corso del Medioevo: la sua costruzione barocca seguì il modello classico delle basiliche oggetto di pellegrinaggi, cioè con pianta a croce latina con tre navate prolungate nell’incrociato e navata dell’abside con cappelle absidali e triforio. Il santuario di Santiago de Compostela è meta di pellegrinaggi da oltre mille anni e, dal 25 luglio del 1122, ogni volta che la festa dell’Apostolo Giacomo cade di domenica, si celebra un Anno Santo e Giubilare, l’Anno Giacobeo.
A tal punto, riteniamo sia necessario esplicitare il perché del recarsi alla “finis terrae” e, soprattutto, il significato esoterico del pellegrinaggio. Differenti sono state le motivazioni che hanno messo in marcia sui vari sentieri d’Europa milioni di persone, con l’obiettivo di percorrere il “camino” a piedi, alcuni percorrendo gli 800 chilometri di strada fra Jaca o Roncisvalle e la Cattedrale. Non si può non ricordare che Dante indica il titolo di “pellegrino” come specifico ed esclusivo di coloro che andavano a Compostela:”…la sepoltura di San Giacomo era la più lontana dalla sua patria di qualsiasi altro apostolo”. I molteplici motivi del pellegrinaggio erano la riconoscenza per la grazia ottenuta, l’espiazione delle proprie colpe, il desiderio di acquisire indulgenze, insieme alla concezione religiosa che la divinità possa risiedere in alcuni luoghi privilegiati e che in queste località vi sia la possibilità di assistere alla manifestazione di fenomeni sovrannaturali, dai quali l’uomo può trarre beneficio; in altre religioni la sacralità del luogo è sancita dal fatto che in esso si sia svolta la vita terrena del Dio incarnato o di profeti. Tale è, però, solo il significato exoterico del pellegrinare, essendocene sempre, coma la dottrina tradizionale ci insegna, uno più intimo, non opposto, ma più profondo, iniziatico ed esoterico. Henry Corbin ci mostra come nella struttura dottrinale e tradizionale dell’Islam vi siano due modalità differenti di concepire il pellegrinaggio: la prima, riferita ai comuni credenti (‘awamm), consiste nel recarsi in visita ai Luoghi Santi; la seconda modalità è la Via dell’iniziato (xawass), è il desiderio del Volto dell’Amico Divino. Exotericamente vi è un Tempio materiale, ove si conducono i fedeli in preghiera, ed esotericamente vi un Tempio spirituale, in cui l’oggetto della contemplazione dello sguardo divino è il cuore dell’uomo. Ecco l’aspetto essenziale del viaggio, la trasmutazione del Deus absconditus in Deus revelatus, cioè il concepire la visita dei Luoghi Santi come un pellegrinaggio interiore, del cuore, durante il quale si riedifica il Tempio spirituale nel proprio microcosmo.
Bisogna intendere la Cattedrale come un centro, che racchiude, avvolge e contiene ogni cosa, similmente al nostro cuore, che è il centro ove convergono tutte le facoltà animiche e spirituali dell’uomo: così ogni Tempio è un’immagine del Tempio esistente a livello più profondo o superiore; più volte nei nostri scritti abbiamo richiamato la corrispondenza, espressa in tutte le forme della Tradizione, tra macrocosmo e microcosmo o tra piano exoterico e piano esoterico! E’ d’obbligo, a tal punto, assimilare le varie tappe del pellegrinaggio ai vari sviluppi del “corpo sottile”, ai vari gradi del percorso iniziatico presenti nei misteri antichi, nello gnosticismo, nell’esicasmo: in alcune pratiche sufiche l’iniziato, impersonificando Adamo, compie sette giri intorno al Tempio, come sette erano i gradi d’iniziazione nel mitraismo, similmente sette sono i centri sottili che la Kundalini deve risalire lungo la sushumna, intendendo l’uomo interiore come “Tempio maggiore di Dio”, in cui ci si riveste, in seguito, dei sette Attributi Divini. In quanto scritto speriamo di aver spiegato al meglio il vero significato del pellegrinaggio, la valenza reale che deve assumere per l’uomo della Tradizione, di un incontro tra Alter Ego Divino ed ego umano, tra polo celeste e polo terrestre: “colui che si manifesta, colui al quale si manifesta e la Forma nella quale si manifesta sono una stessa realtà”(Qazì Sa’id).
Compresi l’importanza della Cattedrale di Santiago e l’intima essenza del pellegrinare, è nostro intento disquisire sul tema fondamentale del presente scritto e che, in fondo, rappresenta la sintesi ultima di tutto ciò di cui abbiamo fin qui esplicitato. Nel nostro soggiorno a Compostela, durante l’attenta ed appassionata visita alla Cattedrale abbiamo notato la parte interna della Porta Santa o del Perdono, che esternamente affaccia nella piazza della Quintana, e la sua valenza simbolica ci ha immediatamente colpiti. Sulla Porta spicca una croce a quattro braccia inscritta in un cerchio e, inoltre, nelle quattro suddivisioni del cerchio, campeggiano un sole a nord-ovest, un’alpha a sud-ovest, una luna a nord-est, un’omega a sud-est. Al di sopra della Porta e del simbolo descritto, vi è una vetrata in cui è raffigurato l’Apostolo su di un trono e nella parte superiore della stessa vetrata è raffigurata una città. Ai lati, poi, della porta vi sono due piccole statue che rappresentano i discepoli di San Giacomo, Teodoro e Attanasio, ciascuno dei quali con un libro tra le mani. I pellegrini entrano dalla Porta Santa ed escono dal famoso Portico della Gloria, magistralmente scolpito dal maestro Matteo, dopo aver adorato l’Eucaristia ed ammirato il famoso Botafumeiro, gigantesco turibolo che si eleva fino alle volte della Cattedrale, con uno spettacolare movimento di pendolo. Con l’ausilio di tale breve descrizione è nostra intenzione dimostrare come, nel lato interno della Porta Santa o del Perdono della Cattedrale di Santiago de Compostela, vi sia una meravigliosa rappresentazione della “Porta stretta”, che il simbolismo evangelico pone all’entrata del Regno di Dio. Si fa riferimento essenzialmente ad un ambito extra-cosmico, al passaggio dell’anima nel Brahma-loka, nel Paradiso, è il ritorno dell’uomo allo stato edenico, il passaggio all’immortalità, durante il quale i vincoli con le componenti corporee e psichiche si sono spezzati. Dal punto di vista interiore, tale apertura corrisponde alla corona della testa, all’arteria coronale, l’orifizio denominato bramha-randhra, dal quale entra il raggio solare che percorre, illuminandola, la sushumna o dal quale esce lo spirito dell’essere in via di liberazione. La croce inscritta nel cerchio è il simbolo della Via da percorrere per l’iniziato, la strada che conduce a Giano, a Shiva, al Signore del triplice tempo, al Signore dell’Eternità, al Cristo, del quale l’Apostolo Giacomo ha l’aspetto nella vetrata superiore:”Io sono l’alpha e l’omega, il principio e la fine”.
L’importanza, quindi, di comprendere il significato iniziatico del pellegrinaggio a Santiago de Compostela emerge con la massima solarità: il mistico-pellegrino dopo aver affrontato il viaggio nelle contrade spagnole della fede e, soprattutto, nella propria interiorità approda innanzi alla Porta del Perdono (ora si capisce meglio tale denominazione!), che, però, come si riesce a leggere a stento dalle poche incisioni in latino che l’usura del tempo ha risparmiato sui libri in pietra mantenuti dalle due statue laterali dei discepoli del Santo, è riservata a pochi, perché stretto ed arduo è il passaggio: si rammenti, infatti, come in un passo evangelico si avverte come tanti saranno i chiamati da Dio, ma pochi i prescelti. Riemerge con forza la necessità di un’adeguata dignificazione, di un reale mutamento ontologico che deve avvenire nell’iniziato durante il pellegrinaggio, affinché possa risorgere il Sole spirituale ed il Tempio interiore possa essere nuovamente edificato, acquisendo quella potestas clavium, che sola ha la capacità di aprire la Porta che conduce alla Civitas Dei.
Un’analisi puntuale del termine “tempio” ci permetterà, poi, di aggiungere alcune considerazioni che possa sgombrare il campo da alcuni possibili fraintendimenti e far comprendere al meglio quale sia il senso della nostra ricerca. Nelle tradizioni ebraica ed araba il termine in questione ha da sempre designato una dimora della divinità, condizionando anche il nostro normale modo di esprimerci e di parlare. L’etimologia del latino templum, però, denota, più che un luogo di presenza, un luogo di visione, cioè un mezzo per la contemplazione del Divino:si ricordi, infatti, l’origine del termine sanscrito Veda, che proviene da vid, cioè vedere, mirare il Tempio Cosmico, che è l’insieme degli esseri della manifestazione. Il vedere, quindi, come segno di sacralità, come status ontologico primordiale: gli eroi omerici vedevano e parlavano con i propri dèi! Abbiamo precisato ciò, affinché nessuno mal comprendesse la nostra disamina iniziatica, che, partendo da un piano religioso, è, poi, proseguita nell’ambito dell’invisibile e della simbologia tradizionale: non vogliamo, infatti, offrire a nessuno l’opportunità di cadere, causa nostra, nell’errore massonico di confondere, consapevolmente o meno, l’edificio terrestre del tempio con la sua trasposizione celeste, cioè la contemplazione attiva del Tempio interiore. Tale precisazione ci riconduce alla rappresentazione presente nella vetrata descritta, ove campeggiano uno scettro e una chiave tra le mani dell’Apostolo (Cristo) raffigurato e, come già scritto e a conferma di quanto approfondito, una città divina, che simboleggia la residenza del Logos, di Purusha, del Principio ordinatore divino. E’ il “luogo” del centro, che simbolicamente corrisponde allo stato primordiale, al Polo celeste: nella tradizione estremo-orientale si parla della “Città dei Salici”, del “Soggiorno degli Immortali”, come erano i Campi Elisi nella Romanità o il Walhalla nella tradizione nordica. A fronte di tali considerazioni, è necessario evidenziare quanto valore assuma Compostela, anche per la sua assimilazione, a questo punto non più solo religiosa, alle città di Roma e Gerusalemme, ponendosi, secondo noi, in una posizione intermedia o mediatrice. “Io regnavo nel tempo in cui la terra accoglieva gli dèi e gli dèi si aggiravano per i luoghi degli uomini”: queste sono le parole che Ovidio attribuisce a Giano, il dio degli inizi, il numen che nel Lazio fa rinascere la Tradizione Primordiale sotto le insegne di Roma, quale affermazione nella storia e nell’eternità – ecco perché si parla di un’Aeternitas Romae – del volere e della presenza degli Dei, quale ritorno all’Età dell’Oro: si esplicita, infatti, la denominazione data all’Urbe di Saturnia Tellus, essendo Saturno, appunto, il numen del primo e luminoso yuga. Gerusalemme, quella celeste, invece, nel simbolismo apocalittico della tradizione cristiana è la dimora di Dio alla fine del presente ciclo, quando l’attuale Manvantara avrà sviluppato tutte le sue possibilità, anche le più negative; rappresenterà la quadratura del cerchio, il ritorno allo stato primordiale, all’Età dell’Oro: non casuale, inoltre, è il collegamento operato dal grande alchimistica Nicholas Flamel, nelle sue Figure Geroglifiche, tra San Giacomo, Compostela e l’Ars Regia!
Quindi, una realtà metafisica che rimane immutata al di là dei condizionamenti spaziali e temporali della manifestazione, un Regnum Dei o uno status dell’essere che muta il proprio nome o la propria forma, a seconda delle leggi cicliche, ma che non vede mai intaccata la propria ed intima essenza. Compostela, pertanto, è per noi, con la sua storia, con la sua Cattedrale, con il suo percorso iniziatico, un’altra determinazione terrestre e fisica della Civitas Dei, con la sua tradizione religiosa e devozionale, ma anche templare e guerriera, come l’abbiamo “sentita” durante la nostra visita, un grande omphalos, come lo è per noi Roma, ove sentire sulla pelle, nell’aria, sulla terra, nel cuore la grandezza eterna della Tradizione, “un luogo in cui nessuna muraglia divide inesorabilmente la nostra vita in due metà avverse, in cui, superando lotte e conflitti, l’armonia fa fiorire nei cuori una gioia pura, in cui, infine, trionfando sulle più spesse nubi, misericordioso per i giusti e gli ingiusti, brilla un Sole immutabile”.
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Tratto dallo speciale della rivista Graal dedicato alle Cattedrali d’Europa – Settembre/Ottobre 2005.

sabato 24 aprile 2010

L’apostolo Giacomo, guerriero di Spagna










L’apostolo Giacomo, guerriero di Spagna

di Vittorio Messori
All’inizio del Seicento, i Carmelitani Scalzi fecero pressione sul re, Filippo III, e riuscirono a convincerlo a proclamare Santa Teresa d’Avila patrona di Spagna. Contro il decreto sorse un’immediata sollevazione che coinvolse tutta intera la società iberica, dai nobili sino ai mendicanti. Nessuno aveva nulla, se non ammirazione devota, per la grande Carmelitana ma non si tollerava che detronizzasse San Giacomo, Santiago, dal suo ruolo storico di protettore di tutte le Spagne. La polemica, violentissima e che coinvolse i papi stessi, durò un paio di secoli quando finalmente, nell’Ottocento, si permise che la Madonna Immacolata e non un santo o una santa prendesse posto accanto a Santiago come coprotettrice del Paese. L’episodio conferma quale sia il legame antichissimo, viscerale (e, in fondo, misterioso) che lega i popoli al di là dei Pirenei con Giacomo, detto il Maggiore per distinguerlo dall’omonimo apostolo e cugino di Gesù. Figlio di Zebedeo e Salome, fratello di Giovanni l’Evangelista, assieme a lui Giacomo lasciò tutto per seguire il Messia. La sua rilevanza nel collegio degli apostoli è dimostrata anche dal fatto che nelle liste del Nuovo Testamento è citato al secondo posto, dopo Pietro, e che fece parte del gruppo ristretto di discepoli che furono scelti per assistere a momenti privilegiati come la Trasfigurazione e la preghiera nel Getsemani prima della Passione. Sappiamo dagli Atti degli apostoli che Giacomo fu tra i primi a soffrire il martirio, decapitato a Gerusalemme nell’anno 42 per ordine di Erode Agrippa perché questa uccisione, dicono gli Atti, «era gradita agli ebrei».
Tra la morte e risurrezione di Gesù e il martirio corrono 12 anni (Gesù fu crocifisso, è ormai certo, non nel 33 ma nel 30) sui quali, stando ai documenti, nulla sappiamo ma sui quali ha molto da dire la Tradizione. Secondo questa, dopo la Pentecoste gli apostoli partirono verso tutte le direzioni per annunciare il Vangelo a ogni popolo, obbedendo al comando del Risorto. A Giacomo fu assegnato l’estremo Occidente e partì dunque verso la provincia dell’Hiberia. Il suo apostolato, però, non diede molto frutto, tanto che, nella notte del 2 gennaio dell’anno 40, stava congedandosi dai pochi discepoli per rientrare in Palestina. Il luogo per la riunione d’addio era in una capanna sulle rive dell’Ebro, nell’importante colonia romana di Caesarea Augusta, l’attuale Saragozza. All’improvviso, la notte fredda e oscura risplendette di una grande luce: Maria stessa, portata da una schiera di angeli, veniva da Gerusalemme a consolare l’apostolo e a far piantare in quel luogo un pilastro (pilar, in spagnolo) come segno della forza della fede che avrebbe contrassegnato nei secoli venturi la fede degli iberici.

Attorno a quella colonna, sorse il grande santuario della Madonna del Pilar nel quale stanno in permanenza le bandiere di tutti gli Stati di lingua spagnola. In effetti, la Virgen del Pilar - anche, e soprattutto, per questo suo legame con San Giacomo - è stata proclamata ufficialmente patrona della Hispanidad, oltre che della Guardia civil, i carabinieri spagnoli.
Comunque, dopo l’apparizione a Saragozza di cui racconta l’antichissima tradizione, l’apostolo ripartiva per Gerusalemme, dove due anni dopo avrebbe versato il suo sangue per il Cristo. Quanto al ritorno in Spagna del suo corpo, le voci sono molteplici e nessuna di loro è suffragata da documenti decisivi. Secondo alcuni, il venerato cadavere, recuperato dai discepoli, sarebbe stato affidato alle onde su una scialuppa, seguendo un’indicazione divina e, andando alla deriva, sarebbe approdato sulle coste della Galizia. Secondo altri, l’apparizione di una stella e un coro di angeli avrebbe indicato ai contadini della zona che proprio lì, misteriosamente, stavano le spoglie del grande apostolo. Sta di fatto che conosciamo con certezza dai documenti che già in epoca carolingia, cioè nel IX secolo, in quel luogo remoto sorgeva un piccolo santuario e si era sviluppato un pellegrinaggio. Questo, come si sa, divenne col tempo talmente imponente da rivaleggiare con quelli verso la tomba di Pietro e Paolo a Roma e verso il Santo Sepolcro di Gerusalemme. Un fiume di persone percorse nei secoli il cammino, tanto da determinare decisive conseguenze sociali, economiche, artistiche.
Quali i motivi di una simile successo? Oltre alla fama di potente intercessore e taumaturgo di Giacomo, agiva indubbiamente l’attrazione del viaggio ai confini del mondo conosciuto: a pochi chilometri dal santuario, il promontorio dal nome significativo di Finis terrae dominava il misterioso «Mare Oceano», l’Atlantico dai confini misteriosi. Sulla spiaggia, i pellegrini raccoglievano la conchiglia (quella stessa, è una curiosità, che fu ripresa nel marchio della benzina Shell, che in inglese significa appunto conchiglia) che testimoniava che il pellegrinaggio era giunto sino alla meta. Ma, sul flusso ininterrotto di viandanti agivano anche le generose indulgenze che i papi avevano legato a quella pratica pia e faticosa: non pochi morivano per strada. Molti pellegrini, poi, approfittavano della loro presenza in Spagna per dare una mano nella continua guerriglia contro i musulmani: in quel caso, l’indulgenza era plenaria.
Anche per questo spirito di reconquista Santiago divenne un santo militare: dopo ogni vittoria cristiana, i superstiti si dicevano convinti di averlo visto alla loro testa in sella a un cavallo bianco. Da qui, il suo simbolo, la espada cruz , la croce in forma di spada. E da qui il grido di battaglia delle truppe spagnole: «Santiago y cierra, Espana!», San Giacomo e avanti, Spagna!
Dopo quasi due secoli di declino, il pellegrinaggio è ripreso talmente alla grande da provocare addirittura problemi di affollamento. L’avventura, comunque, continua, tanto che l’Europa stessa (che pure non ha voluto citare il cristianesimo nella sua Costituzione) ha riconosciuto nel Cammino di Santiago una delle sue radici più antiche e salde.

PELLEGRINAGGIO A SANTIAGO DE COMPOSTELA

iniziato L’Anno Santo Compostellano 2010. Chi vive il mondo dei cammini sa che questo accade quando la festa di San Giacomo, il 25 luglio, cadrà di domenica.l primo gennaio, nella Cattedrale di Santiago, è stata aperta la "Porta Santa", una porta collocata dietro l'altare, nel presbiterio. Sarà richiusa il 31 dicembre.





lunedì 19 aprile 2010

IL PAPA A SANTIAGO DE COMPOSTELA E A BARCELLONA/LO STEMMA DEL PAPA




Il 6 e 7 novembre Benedetto XVI tornerà in Spagna, a Santiago de Compostela e Barcellona. Due mete affascinanti ha sottolineato il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, nel suo editoriale per “Octava Dies”, il settimanale informativo del Centro Televisivo Vaticano. “Credevamo che l'agenda dei viaggi internazionali del Papa per il 2010 fosse ormai definita con l'abituale numero di quattro, ed ecco che, con decisione a sorpresa, Benedetto XVI accoglie altri due inviti in Spagna e il numero dei viaggi - oltre a Malta, Portogallo, Cipro e Gran Bretagna - sale a cinque”, ha detto il sacerdote che è anche direttore del CTV. “In particolare – ha sottolineato – le ultime due mete spagnole sono affascinanti. Barcellona e la chiesa della Sagrada Familia: l'arcivescovo cardinale Sistach la definisce un tempio 'di significato artistico, biblico, teologico, spirituale e catechetico, unico nel mondo'”. “Sintesi originale di arte e fede nata dal genio di Gaudì – ha proseguito padre Lombardi –, darà al Papa un'occasione preziosa per continuare il discorso del dialogo con l'arte, da lui rilanciato con intensità nel recente incontro con gli artisti nella Cappella Sistina”. “Santiago de Compostela, meta del cammino dei pellegrini che vi convergono da secoli da tanti paesi e direzioni diverse, è luogo dove il tema delle radici cristiane dell'Europa dimostra di non essere teoria astratta, ma esperienza concretissima di ogni genere di persone, delle più varie provenienze, che convergono mosse da una spiritualità comune”. “Con loro Papa Benedetto continua il suo pellegrinaggio, per parlare di Dio a ogni uomo del nostro tempo disposto a cercare il suo volto”, ha poi concluso.
LO STEMMA DEL PAPA BENEDETTI XVI

Nello stemma del papa Benedetto XVI due elementi si riferiscono chiaramente al pellegrinaggio. La conchiglia che allude alla condizione di homo viator propria di ognuno di noi durante la nostra vita terrena, intesa come un unico pellegrinaggio verso la Gerusalemme Celeste ed il Padre. Nel caso del Sommo Pontefice fa riferimento inoltre, specificatamente, al suo essere, come Giovanni Paolo II “pellegrino del vangelo” da diffondere in tutto il mondo. Va detto anche che la casula da Lui usata nella solenne liturgia dell'inizio del suo Pontificato, domenica 24 aprile, portava con evidenza il disegno di una grande conchiglia. Essa è anche il simbolo presente nello stemma dell'antico Monastero di Schotten, presso Regensburg (Ratisbona) in Baviera, cui Joseph Ratzinger si sente spiritualmente molto legato.
Anche l’orso con il bagaglio sulle spalle ricorda una leggenda medievale legata al pellegrinaggio. Il primo Vescovo di Frisinga, san Corbiniano (VIII sec.) durante il pellegrinaggio a Roma fu assalito da un orso, che gli sbranò il cavallo. Egli però riuscì non solo ad ammansire l'orso, ma a caricarlo dei suoi bagagli facendosi accompagnare da lui fino alla meta.
Da un punto di vista araldico la descrizione dello stemma è : "Di rosso, cappato di oro, alla conchiglia dello stesso; la cappa destra, alla testa di moro al naturale, coronata e collarinata di rosso; la cappa sinistra, all'orso al naturale, lampassato e caricato di un fardello di rosso, cinghiato di nero".

domenica 18 aprile 2010

RITI LUNGO IL CAMMINO E NELLA CATTEDRALE DI SANTIAGO




Riti del viaggio
Ci sono molti gesti, di carattere più o meno rituale, cui i pellegrini diretti al santuario di Galizia avevano l’abitudine a compiere.
Il primo consisteva nel piantare una croce sulla sommità del passo di Cize. La tradizione risale a Carlo Magno il quale, entrando in Spagna e attraversando il passo con il suo esercito, vi innalzò prima la croce del Signore e poi s’inginocchiò verso Galizia per elevare la sua preghiera a Dio e a San Giacomo. Nel secondo i pellegrini, discendendo dal monte Cebreiro in Galizia, portavano
per devozione e penitenza una pietra calcarea che ricevevano a Triacastela e la trasportavano fino a Santa Maria de Castaneda, dove la calce veniva preparata per la basilica di Santiago. In tal modo sentivano di partecipare alla costruzione della cattedrale e si “cementava” ancor più il loro rapporto con il proprio patrono.
Il terzo riguarda il bagno finale nelle acque del Lavamentula, a due miglia da Santiago, sul “Mons Gaudii” o Monte do Gozo, luogo in cui oggi vi è un monumento senza alcun riferimento alla situazione storica. Dato che il Cammino stava per concludersi, era “per amore dell’Apostolo” che il pellegrino voleva rendersi
presentabile e nel vedersi coperto di stracci e di sporcizia, dava vita ad una purificazione rituale nella quale si spogliava dei suoi poveri abiti e s’immergeva nell’acqua fredda fino al collo.
Altro rituale entrando nella Cattedrale salendo le scale da Plaza Obradoiro ,al cospetto del Portico della Gloria, il portale a tre archi della Cattedrale, ci fa rimanere abbagliati: è un gruppo scultoreo romanico unico, meraviglia della scultura medievale e dell’arte universale, opera di Maestro Mateo iniziato intorno all’anno 1188.
L’arco centrale, il più maestoso, è presieduto da Cristo glorioso in trono, secondo la visione e la descrizione dell’Apocalisse di Giovanni. La sua figura è circondata dai quattro evangelisti; otto angeli portano i segni della passione e altre figure ai lati rappresentano i santi. Nell’archivolto sono rappresentati i ventiquattro anziani dell’Apocalisse nell’atto di accordare i propri strumenti musicali per la solenne liturgia celeste.
La colonna centrale (detta albero di Jesse) raffigura la storia genealogica di Cristo, ed è sormontata dalla statua dell’apostolo s.Giacomo colma di espressione e serena bellezza in viso, nell’atto benevolo di accogliere i pellegrini.
I cinque solchi presenti in questa colonna, formati lungo i secoli dall’atto di poggiarvi la mano destra, testimoniano il ringraziamento e la richiesta di benedizione all’apostolo compiuti da migliaia di pellegrini lungo i secoli.e gesto tradizionale di appoggiare la fronte sul “Santo dos croques”, delle “capocciate”, per ricevere il dono della saggezza, E’ usanza dare tre colpi (croques) con la fronte alla statua di Maestro Matteo. Narra la l eggenda che egli rappresentò se stesso nel Portico della Gloria tra i 144.000 tratti in salvo che accompagnano l’Apostolo e ai 24 anziani; il vescovo lo accusò di superbia e perciò Mastro Matteo si raffigurò in ginocchio per implorare perdono a Dio. Il significato nel dare i tre colpi sta nel compartire con il Maestro l’intelligenza che gli permise di creare quest’opera e l’umiltà nel chiedere pubblicamente perdono
Tocar los pies al Rey David.
Se si arriva a Santiago a piedi, entrando o uscendo per la puerta de platerìas, bisogna toccare i piedi al re David: si tratta di una delle immagini romaniche più antiche della cattedrale, posta ad altezza uomo. La tradizione vuole che gli si chieda che i piedi del povero pellegrino gli permettano di tornare a casa.
Abrazo al apóstol Santiago
Il momento più emozionante per i pellegrini è quando si sale dietro l’altare fino a trovarsi di fronte alla statua del Santo. Qui, nell’abbracciare l’apostolo, l’amico del Signore, bisogna sussurrargli all’orecchio la tradizionale frase medievale dei franchi: “Recomiendame a Dios, mi amigo!” Questo tradizionale gesto simboleggia l’accoglienza gioiosa della fede che Santiago il Maggiore predicò instancabilmente fino a dare la sua vita. E’ il sacro che diventa tangibile
Santiago/Finisterra
dopo l'arrivo a Santiago i pellegrini hanno ancora questa tappa, e l'usanza vuole che arrivati qui facciano il bagno nell'oceano, raccolgano alcune conchiglie e brucino un indumento portato lungo il percorso. La scogliera infatti è costellata delle tracce di piccoli falò accesi nel tempo dai pellegrini e i resti degli oggetti bruciati sono i più disparati: dalla giacca a vento agli scarponi, dallo zaino addirittura ai bastoncini da trekking.
REGOLE ALL'INTERNO DELLA CATTEDRALE DI SANTIAGO DE COMPOSTELA

Cari amici pellegrini;
come per tutti gli Anni Santi Compostellani, vi sono delle comprensibili situazioni di sicurezza e buon ordine, (dovute in gran parte alla grande affluenza di pellegrini e non…) per cui già da ora veniamo avvisati che non si potrà accedere all’interno della Cattedrale di Santiago con lo zaino...
Al nostro arrivo in Santiago, gli zaini (ma penso anche i bordoni..) dovranno essere depositati all’interno del contiguo Monastero di San Martin Pinario…
Torno di nuovo ad informare coloro i quali, provenienti dai più svariati Caminos, percorrono poco più dei 100 Km finali a piedi , 200 Km in bicicletta o cavallo, necessari per conseguire la Compostella, dovranno porre due (2) timbri sulla Credenziale; uno nel rifugio di pernottamento, ed un altro durante il cammino a mezza tappa presso un Ayuntamiento, Oficina de turismo, un altro rifugio od un bar!
Questo è per evitare discussioni e dinieghi al momento di richiedere la Compostella nella Oficina del Peregrino.
Percorrere consecutivamente a piedi gli ultimi 100 Km o 200 Km in bicicletta o cavallo, è una delle regole precise del Camino di Santiago, ma a causa di pochi pseudo pellegrini bugiardi, vi è anche questa nuova incombenza cui bisognerà attenersi…

Ultreya

sabato 17 aprile 2010

CABO FINISTERRE



Capo Finisterre ovvero la fine del mondo. Alcuni pellegrini jacopei, una volta giunti a Santiago, andavano a Finisterre per imitare S. Giacomo, considerato il più intrepido fra tutti gli apostoli per aver raggiunto gli estremi confini della Terra ( Finis Terrae= Fine della terra). Quel luogo era diventato uno dei luoghi simbolici più alti, con Gerusalemme e Roma, della geografia cristiana del mondo. Il pellegrino certificava di essere stato " alla fine del mondo" esibendo la celebre conchiglia raccolta sulla spiaggia atlantica.
dopo l'arrivo a Santiago i pellegrini hanno ancora questa tappa, e l'usanza vuole che arrivati qui facciano il bagno nell'oceano, raccolgano alcune conchiglie e brucino un indumento portato lungo il percorso. La scogliera infatti è costellata delle tracce di piccoli falò accesi nel tempo dai pellegrini e i resti degli oggetti bruciati sono i più disparati: dalla giacca a vento agli scarponi, dallo zaino addirittura ai bastoncini da trekking.
IL CAMINO DI FISTERRA


Molti pellegrini prolungavano il cammino sino a Fisterra (Finisterre).
I motivi erano vari. Quel luogo era creduto, un tempo, l'avamposto dei luoghi conosciuti (finis terrarum = confine delle terre) il cui tracciato era indicato in cielo dalla via lattea. Il capo di Finisterre era considerato un luogo mitico e simbolico fino dall'epoca romana, oggetto di leggende e tributario di riti pagani. Inoltre una delle leggende fiorite attorno al trasporto del corpo di San Giacomo dalla Palestina sino in Galizia vuole che i discepoli del santo passarono di qui per raggiungere il luogo del sepolcro.

Il camino è lungo 91 km.
Non ci sono grandi dislivelli, anche se qualche strappetto mette alla prova. Il paesaggio è abbastanza aperto: meno boschi rispetto alle terre galiziane che portano a Santiago.
Ripetendo le usanze degli antichi pellegrini è tradizione arrivare a Finisterre lungo la lunga spiaggia della Langosteira e bagnarsi nell'Oceano, come per una purificazione: l'acqua solitamente gelata in tutte le stagioni rende eroica l'impresa.
Arrivati sugli scogli sotto il faro, è usanza bruciare un indumento adoperato nel cammino, per suggellare ritualmente la fine del pellegrinaggio.

Presso l'albergue di Finiosterre e presso il Municipio si può ottenere la "fisterrana", equivalente alla compostela, che attesta l'effettuazione del cammino da Santiago a Finisterre.

LE TAPPE

GALIZIA


Situata all'estremità nordorientale della penisola iberica, lambita da un mare che ha colmato di estuari (rias) spiagge e isole, circondata da montagne, questa regione si estende per 29.575 chilometri di superficie, distribuiti fra quattro province: La Coruña,Lugo, Orense e Pontevedra.

Orense ( Ourense) non ha sbocchi al mare, però, in cambio, possiede le cime più elevate, qui si trova il Cañon del Sil, il più spettacolare di tutti i cañon galiziani; nella provincia della Coruña c'è il Capo Finisterre e sorge la capitale della regione (Santiago de Compostela); in Pontevedra si trova Monte Aloia che è stato il primo luogo della Galizia ad essere dichiarato parco naturale, da qui si ammira la ria di Vigo e la valle del fiume Louro; la provincia di Lugo è la più estesa, anche qui vi sono spazi naturali interessanti. In Galizia ci sono quattro centri di recupero degli animali e numerosi spazi naturali.

La Coruña è una città di circa 250.000 abitanti, posta su una penisoletta che dal largo si segnala per l'imponente faro di Ercole, di origine romana, eretto su un rialzo a 40 metri d'altezza. Fu in questa città che nel 1588 si riunì l'invincibile armata prima di partire per la disastrosa spedizione voluta da Filippo II°.

Santiago de Compostela ha 105.000 abitanti. La città conserva il suo tradizionale carattere monumentale, religioso, commerciale ed universitario ma oggi è anche un importante centro amministrativo, essendosi convertita nel 1982 nel capoluogo della Comunità Autonoma della Galizia. La città, dichiarata Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO, sorge su una collina circondata dal fiume Sar e il suo affluente Sarela.

Santiago de Compostela è frutto di una leggenda: la scoperta del sepolcro dell'apostolo San Giacomo (Santiago), decapitato nell'anno 44 in Palestina da Erode Agrippa. Secondo la tradizione i resti vennero collocati dai discepoli di San Giacomo su una barca che - dopo molte peripezie - approdò sulle coste galleghe ( dal nome della pietra "o pedron"dove fu legata la barca prese il nome l'attuale villaggio di Padron), la tomba venne poi dimenticata. Nel IX° secolo ( intorno al 813 ) il vescovo di Iria Flavia (oggi Padron), Teodomiro, riscoprì i resti , avvisato da un eremita di un luccicare di stelle cadenti al disopra di una collina ( da qui l'origine del nome "campus stellae" e poi "compostela": una stella che indica un campo). Appreso questo evento le popolazioni locali iniziarono un pellegrinaggio verso il luogo dove fu avvistata la stella al punto che il re delle Asturie Alfonso II il Casto decise di costruirvi sopra una piccola basilica ed un monastero, attorno ai quali sorse la città. La vittoria sugli Arabi, attribuita all'intervento dell'Apostolo, fa di San Giacomo il protettore dei cristiani e della Reconquista.

Camino de Santiago: riconosciuto come primo itinerario culturale europeo, rappresenta uno dei percorsi più affascinanti della Spagna.
È nato nel Medioevo, quando mezzo milione di pellegrini arrivava da tutta Europa ogni anno per raggiungere la città galiziana di Santiago de Compostela, dove si trovavano le spoglie dell'omonimo martire. Spesso i pellegrini portavano la tradizionale mantelletta, un lungo bastone e un cappello di feltro adorno di conchiglie di capesante, simbolo del Camino. Il viaggio poteva anche durare mesi. Molti viaggiavano a piedi.

Ora la maggior parte arriva in automobile o con i pullman turistici ma chi affronta il viaggio con l'unica meta di giungere a Santiago de Compostela presso la tomba dell'Apostolo San Giacomo, non usa mezzi di locomozione a motore, va a piedi, in bicicletta, a cavallo. Il percorso più pittoresco, chiamato cammino francese, parte da Roncesvalles, sui Pirenei. Era la strada più usata dai pellegrini fra le sette che arrivavano a Santiago. Un altro itinerario interessante è il Camino del nord che si snoda attraverso i Paesi Baschi, la Cantabria e le Asturie.

A ricordo del pellegrinaggio compiuto viene rilasciato un diploma scritto in latino a tutti coloro che dimostrano di aver percorso almeno 100 Km a piedi oppure non meno di 200 km in bicicletta dopo aver manifestato al sacerdote che il pellegrinaggio è avvenuto per motivi religiosi.

Esiste una Federazione spagnola degli Amici del Cammino di Santiago a cui sono collegate molte associazioni quale la Asociación de Amigos de los Caminos de Santiago de Madrid.


La Galizia è conosciuta in Spagna come la regione dei mille fiumi , il Miño, che attraversa tre delle sue quattro province e che segna la frontiera naturale con il Portogallo, ne è il più grande.

I simboli galiziani per eccellenza sono il croceiro ( la croce di pietra situata negli incroci) e l'horreo ( il caratteristico granaio, familiare o collettivo).

La Galizia è una delle regioni storiche della Spagna, con una densità media di 92 ab per kmq (rispetto all' 80 % dell'intera Spagna) ed una popolazione di 2.733.000 abitanti. La regione è formata da un vasto altopiano che dalle montagne sud-orientali degrada fino ai 200 m. della parte settentrionale e nord-occidentale. Le coste sono intagliate da profonde insenature che offrono paesaggi suggestivi ed ottimi ripari alle navi. Il tratto di costa più occidentale, compreso tra Cabo Fisterra e le isole Sisargas, è scosceso ed impervio, fattore che ha contribuito a che le si desse il nome di "Costa della Morte", dovuto al gran numero di naufragi verificatesi. Al tramonto, quando la nebbia avvolge tutto, risulta facile comprendere la ragione per cui il Capo Finisterre veniva considerato il termine del mondo ed era visto come la Mecca religiosa alla stessa stregua di San Andres de Texido più tardi e di Santiago nell'attualità.

Il clima è temperato ( in inverno la temperatura si aggira sui 5° C, d'estate non supera i 20°); presenta maggiore aridità a sud ed è più umido nell'area montana interna, consentendo una vegetazione spontanea di lande e foreste ( pini marittimi, querce, castagni).

La lingua è il gallego, un linguaggio vicino al portoghese che si studia a scuola (a fianco del castigliano) e in cui sono oggi scritti anche i toponimi. ( vedi LINGUE della Spagna)

Gli antichi Galleghi erano di origine celtica e furono sottomessi da Roma verso il 138 a.C. Il folklore della Galizia mostra le origini celtiche, lo stumento musicale più caratteristico della musica tradizionale è la gaita.

La gastronomia regionale è di grande reputazione per il pesce, pescato nelle rias e in prossimità della costa: salmoni, anguille, molluschi, calamari, aragoste, merluzzi.Tra i dolci è tipica la torta di mandorle di Santiago.

Una caratteristica festa tradizionale è la rapa das bestas, che si celebra dalla seconda domenica di maggio fino alla seconda di luglio, nelle zone galiziane con animali selvaggi ( equini).

Ora la Galizia è una Comunità Autonoma e Santiago de Compostela un importante centro amministrativo, sede della Xunta ( Governo regionale), del Parlamento ed altre istituzioni d'amministrazione regionale.

mercoledì 14 aprile 2010

ZAINO SCARPE





Bagaglio
Necessario minimo per il viaggio in primavera/autunno

1 Zaino capacità max da 40~45 litri di buona qualità; peso max 1,3 Kg.

1 Sacco a pelo estivo con interno in cotone; da + 10° + 20°. Peso: 750gr.

1 Pedule suola Vibram comode ben rodate meglio Gore-Tex.p. max 350~400 gr l'una.

1 Paio di sandali turismo + ciabatte da doccia (leggerissime)

2-3 Paia di calze in tessuto CoolMax corte; spessore congruo con le calzature

2-3 Paia di slip o boxer in cotone (meglio se in Capilene della Patagonia) (un poco care).

1-2 T-Shirt in Capilene (Patagonia) Medium o Light Weight manica corta

1 T-Shirt in cotone

1 Paio pantaloni lunghi con gambe staccabili in tessuto tecnico multitasche

1 Giubbino multitasche (come pantaloni), senza maniche (o staccabili)

1 Camicia (Patagonia o Columbia) manica lunga

1 Giacca a vento leggera in Gore-Tex, (o Tuta in Terinda +Kway con cappuccio).

1 Mantella impermeabile ampia; apribile completamente davanti con cerniera e copre lo zaino!

1 Cappello a tesa larga in cotone con cordino sottogola!

1 Marsupio

1 Borraccia in alluminio oppure bottiglia di plastica

1 Coltellino svizzero leggero

1 Pila elettronica da testa (superleggera)

Necessario per Toilette

1 Salvietta da bagno in tessuto non tessuto (leggerissimo da piscina)+ bandana ampia cotone

1 Pezzo Sapone marsiglia per bucato e corpo ½ Kg + Deodorante

1 Spazzolino da denti + dentifricio

1 Pettine

1 Crema da sole fattore 8~10 + doposole

1 Rotolo carta igienica

2 Pacchetti fazzoletti di carta

1 Forbicina curva per unghie

Piccola Farmacia

1 Rotolo di cerotto tessuto non tessuto serve per prevenire sensibilità e poi vesciche

1 Busta di garze medicate. (tipo Connettivina, evitano il formarsi delle croste sulle abrasioni).

10 Bustine di garze asettiche x tamponare e disinfettare.

1 Ago da cucito medio + Filo di cotone bianco x forare e drenare eventuali vesciche

1 Flacone piccolo di Betadine antisettico + antistaminico x insetti (tipo Off stick o gel)

1 Striscia di cerotto con garza (da tagliare).

1 Blister di Aspirina o Tachipirina (antipiretico) + Imodium (Antidiarroico).

1 Crema DICLOREUM o NIFLAM per Tendiniti + Benda elastica autoaggrappante

Varie

1 Bastone con punta in ferro o 1 racchetta da escursionismo.

8 ~ 10m di cordicella x stendere i panni (tipo corda per le tende!)+ spille da balia

8 ~ 10 Piccole pinze appendibiancheria

Apparecchio fotografico

Piccolo notes per il diario giornaliero + biro

Lista di indirizzi e numeri telefonici

Pile di riserva (se speciali)

2 Sacchetti di plastica (morbida! che non scricchioli!) per contenere T-shirt e vestiti puliti

Credenziale

Tessera Sanitaria Magnetica; oppure vedi riga sotto

Modulo Sanitario 111 per Estero (Necessario per servizio Sanitario o Croce Rossa)

Carta di identità

Carica batterie per telefonino (se al seguito)

Carica batterie per macchina foto (se digitale)

Necessario per Pellegrini

16 mg di gocce di rugiada cristallina da assumere sul Cammino prima e dopo ogni respiro
(fa in modo che non svaniscano nelle brume dell'indifferenza)

1°. Ricorda le tre “R”: Rispetto a te stesso; Rispetto per gli altri; responsabilità per tutti i tuoi atti.

2°. Dai alle persone più di quello che sperano, e fallo sorridendo.

3°. Comprendi le ragioni degli altri prima delle tue.

4°. Quando ti rendi conto di aver commesso un errore, rimedialo immediatamente; il tuo cuore ti ringrazierà cantando.

5°. Non lasciare che una piccola discussione ferisca una grande amicizia.

6°. Ricordati sempre che non riuscire a conseguire a tutti i costi ciò che vuoi è, a volte, un colpo di fortuna.

7°. Credi in Dio; però, chiudi sempre a chiave i tuoi averi.

8°. Quando perdi, non dimenticare la lezione.

9°. La corda che ti unisce all’altro quando sali alla vetta, non sia mai un “fardello”; in essa scorre amicizia e la fiducia per una vita intera.

10°. Giudica il tuo successo, soppesando tutto quello che ti è costato il conseguirlo.

11°. Ricordati che il tuo carattere, è il tuo destino.

12°. Fa in modo che il tuo successo presso gli altri, accresca la tua umiltà; sarai nei loro cuori fino alla fine dei giorni.

13°. Non permettere al tuo cuore di chiudersi a chi bussa alla tua porta.

14°. Non interromperti mai quando ti stanno adulando; se il tuo fuoco non è ruggente, potrebbe dimenticarsi di ardere e smarriresti la Via.

15°. Se, quando raggiungi una meta fortemente agognata, la tua anima non canta e le lacrime non sgorgano dagli occhi, forse essa non è ciò che il tuo cuore sta cercando; volgi altrove i tuoi passi e chiedi al tuo silenzio di risponderti.

16°. Allorché tu sia Maestro o Guida, giungendo stanchi al termine di un faticoso cammino, ricordati che poche ed affabili parole dette velocemente, ma con occhi ridenti, solleveranno gli animi e renderanno leggeri i cuori di chi ti è discepolo o compagno lungo la Via.

Buon Cammino!

ORARIO BUS SANTIAGO DE COMPOSTELA E FINISTERRA ANDATA E RITORNO




Horarios dos buses entre Fisterra e Santiago de Compostela Correo-e
jueves, 05 de junio do 2008
Os traxectos da liña de Castromil de Fisterra-Cee-Carnota-Muros-Santiago tarda arredor de 3 horas. A liña Fisterra-Cee-Baio*-Santiago (con trasbordo en Baio) tarda 2 horas e 15 minutos. Os traxectos entre Fisterra e Cee tarda 30 minutos, entre Fisterra e Baio 1 hora e 10 minutos.

Fisterra - Santiago de Compostela // De luns a venres

SAÍDAS Percorrido Empresa
7:50 Fisterra-Cee-Baio*-Santiago Vazquez-Aucasa
8:20 Fisterra-Cee-Carnota-Muros-Santiago Castromil
11:45 Fisterra-Cee-Carnota-Muros-Noia-Santiago Castromil
13:50 Fisterra-Cee-Baio*-Santiago Vazquez-Aucasa
14:45 Fisterra-Cee-Carnota-Muros-Noia-Santiago Castromil
16:45 Fisterra-Cee-Carnota-Muros-Noia-Santiago Castromil
19:00 Fisterra-Cee-Carnota-Muros-Noia-Santiago Castromil
Fisterra - Santiago de Compostela // Sábados

SAÍDAS Percorrido Empresa

8:40 Fisterra-Cee-Baio*-Santiago Vazquez-Aucasa
11:45 Fisterra-Cee-Carnota-Muros-Noia-Santiago Castromil
16:10 Fisterra-Cee-Baio*-Santiago Vazquez-Aucasa
16:45 Fisterra-Cee-Carnota-Muros-Noia-Santiago Castromil
19:00 Fisterra-Cee-Carnota-Muros-Noia-Santiago Castromil
Fisterra - Santiago de Compostela // Domingos

SAÍDAS Percorrido Empresa
9:55 Fisterra-Cee-Baio*-Santiago Vazquez-Aucasa
11:45 Fisterra-Cee-Carnota-Muros-Noia-Santiago Castromil
16:45 Fisterra-Cee-Carnota-Muros-Noia-Santiago Castromil
18:10 Fisterra-Cee-Baio*-Santiago Vazquez-Aucasa
19:00 Fisterra-Cee-Carnota-Muros-Noia-Santiago Castromil
Santiago - Fisterrra // De luns a venres

SAÍDAS Percorrido Empresa
8:15 Santiago-Baio*-Cee-Fisterra Aucasa-Vázquez
9:00 Santiago-Muros-Carnota-Cee-Fisterra Castromil
10:00 Santiago-Noia-Muros-Carnota-Cee-Fisterra Castromil
13:00 Santiago-Baio*-Cee-Fisterra Aucasa-Vázquez
13:00 Santiago-Muros-Carnota-Cee-Fisterra Castromil
19:00 Santiago-Noia-Muros-Carnota-Cee-Fisterra Castromil
19:45 Santiago-Baio**-Cee-Fisterra Aucasa-Vázquez
**: segue a Camariñas.

Santiago - Fisterrra // Sábados

SAÍDAS Percorrido Empresa
8:15 Santiago-Baio*-Cee-Fisterra Aucasa-Vázquez
9:00 Santiago-Muros-Carnota-Cee-Fisterra Castromil
10:00 Santiago-Noia-Muros-Carnota-Cee-Fisterra Castromil
14:15 Santiago-Baio*-Cee-Fisterra Aucasa-Vázquez
15:20 Santiago-Noia-Muros-Carnota-Cee-Fisterra Castromil
Santiago - Fisterrra // Domingos

SAÍDAS Percorrido Empresa
9:00 Santiago-Muros-Carnota-Cee-Fisterra Castromil
9:00 Santiago-Baio*-Cee-Fisterra Aucasa-Vázquez
10:00 Santiago-Muros-Carnota-Cee-Fisterra Castromil
Fonte

Autocares Aucasa, Monbús e Autocares Váquez.
LINK UTILE http://www.quepasanacosta.com/content/view/2151/26/